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BEATIFICAZIONE

Microstoria

Causa di Beatificazione e Canonizzazione

 


Maria Cristina di Savoia nella Microstoria
di Margherita Elia Leozappa

Verso gli armi settanta, mentre leggevo le prime biografie di Maria Cristina di Savoia-Borbone, avevo spesso l'impressione che una giovane donna mi si sedesse accanto. Ma non avendo conosciuto i luoghi in cui era vissuta, e non apprezzando particolarmente le riproduzioni delle sue sembianze, mi era difficile dar corpo a quell'immagine che si sarebbe trasformata, in seguito, in un impegno accettato senza riserve.

La sua breve vita, quasi sinonimo di una bianca ala che volteggia verso l'infinito, fa parte della storia che le ha riservato un ruolo di primo piano, quello di Regina delle Due Sicilie. La sua biografìa, desunta dalle «vite» che sono state scritte e che hanno come unica fonte i Processi ordinari e apostolici, le sue lettere, le notizie attinte dai giornali di epoche diverse e dagli archivi, guidano la ricostruzione di una microstoria che, facendo uso di uno stile analitico e selezionando gli argomenti adotta uno sguardo ravvicinato degli accadimenti scelti per giungere a una visione più solida e profonda di alcuni nessi che tengono insieme la società e ne fanno la storia.

Il piccolo compendio qui tracciato della vita di Maria Cristina inizia con il ricordo di una bambina dedita, con raccoglimento e fervore, alle preghiere quotidiane, che divengono per lei un vero bisogno dello spirito. Umile e modesta, col passare degli anni, avverte la necessità di approfondire il suo impegno sia nel campo religioso che in quello delle lettere, delle scienze e delle arti, trascurando non poco i trastulli dell'infanzia e della fanciullezza, senza però nulla togliere alla sua naturale gaiezza.

I primi anni trascorrono tra gli esercizi di pietà e gli impegni culturali, mentre si delinea, sempre più chiaramente, l'intimo fervore con cui segue l'esempio della madre e delle sorelle nell'esercizio delle pratiche religiose, nella visita alle chiese, nella partecipazione alle sacre funzioni: un inestimabile tesoro di fede si accumula nella sua anima, da cui attingerà la forza necessaria per sopportare i grandi dolori che l'attendono.

Già adolescente, dopo l'abdicazione del padre Vittorio Emanuele I e il soggiorno a Nizza seguito dal trasferimento a Moncalieri ove il re Vittorio Emanuele I si spegne, dopo una breve sosta a Modena si stabilisce a Genova a Palazzo Tursi con la madre e la sorella Marianna. Nella profonda tristezza che le circonda e nel bisogno estremo di conforto decidono di recarsi a Roma per l'apertura dell'Anno Santo, nel 1825.

La paterna benevolenza di Leone XIII, la solennità delle sacre funzioni, la visita dei numerosi monasteri e delle catacombe cristiane attraggono più che mai l'animo della giovane Maria Cristina verso le gioie serene della vita spirituale. A Roma si realizza l'incontro con i sovrani delle Due Sicilie, che ammirano senza riserve le doti della giovane principessa, mentre nella calma del suo spirito e nel suo desiderio di bene si affaccia l'idea della sistemazione della sorella Marianna, della conseguente solitudine della madre e della sua disponibilità a riversare su lei la piena del suo affetto. Nessuno di questi pensieri la turba, disposta com'è a seguire in tutto la volontà di Dio. La sua è l'età in cui si schiude l'orizzonte della vita e in esso Maria Cristina custodisce gelosamente il desiderio di dedicare la sua vita a Dio. Sempre a Genova completa la sua cultura generale e le pratiche della vita devota mentre si accrescono le manifestazioni della sua profonda umiltà e carità: assidua è la frequenza ai Sacramenti nelle Chiese di Genova e in particolare nella Chiesa della Maddalena ove assiste alle Sante Messe in mezzo alla folla. Sempre cortese e gentile con tutti, spesso richiamata dalla madre per la prodigalità usata nel distribuire l'elemosina ai poveri, secondo il costume dell'800. E mentre il matrimonio della sorella Marianna con il re Ferdinando I d'Ungheria realizza i suoi voti e le sue preghiere, porta nuove ferite al suo tenero cuore; sempre rassegnata a fare la volontà di Chi tutto dispone al bene dei suoi figli, non riesce a nascondere il dolore della lontananza della sorella che emerge in tutta la corrispondenza che parte da Genova e poi anche da Napoli.

Appena ventenne, dopo la morte della madre, lascia Genova e Palazzo Tursi, per volere del re Carlo Alberto che la invita a raggiungere Torino ormai sola ed affranta. A sorreggerla e confortarla in tanto succedersi di distacchi, di dolori e traversie di ogni genere, non le resta che la sua fede salda e profonda, a cui fortemente si aggrappa.

Maria Cristina sui 20 anni viene ritratta da coloro che la ricordano - scrive Benedetto Croce - « di bella e alta persona, di svelte e delicate membra, di nobile portamento, il collo un po' lungo, la fronte ampia, gli occhi cerulei con ciglia sottili e lunghe palpebre, il naso ben profilato, le chiome copiose e pendenti al biondo. E già da qualche tempo giungevano per lei richieste di nozze ».

Dopo la morte della madre, al cui giudizio e volontà Maria Cristina rimetteva le considerazioni e gli argomenti del suo futuro, il pensiero della consacrazione a Dio, più consono alla sua indole, diviene più insistente. Carlo Alberto, la regina Maria Teresa di Toscana e le dame che le sono intorno cercano di dissuaderla e le ricordano la volontà dei suoi genitori e le ragioni di stato. Padre Terzi è colui che farà breccia nel cuore e nella volontà di Maria Cristina, chiedendole di riflettere bene nel nome del Signore. Ogni resistenza cede. Maria Cristina si avvia a servire la nuova causa con slancio e sicurezza. Un anno dopo scrive:« Ancora non capisco come io abbia potuto finire, col mio carattere, per cambiare parere e dire di si; la cosa non si spiega altrimenti che col riconoscervi proprio la volontà di Dio, a cui niente è impossibile ». E finalmente il 21 novembre 1832 nel Santuario di Nostra Signora dell'Acquasanta presso Veltri ha luogo il matrimonio tra la Principessa

Sabauda e il Re di Napoli.

È nel modesto Santuario che Maria Cristina desidera celebrare il rito del Sacramento del matrimonio, che dovrà permeare e dominare tutta la sua vita. È come se avesse voluto suggerire alle giovani coppie, di tutti i tempi, che per avviarsi al grande passo che impegna la vita e indispensabile partire con slancio verso un amore autentico e investire totalmente se stessi in un progetto condiviso, chiedendo a Dio la forza di scommettere su quel «per sempre», dono che si riceve e si costruisce ogni giorno. La scelta operata, lontana dal lusso regale, lontana dai clamori della città, lontana dallo sguardo dei curiosi, indica che il rito del matrimonio non è l'esaltazione di un sentimento che sfocia spesso in un consumismo distruttivo, non è solo il momento in cui si corona un «sogno di amore»: è soprattutto il momento in cui si risponde a una chiamata, quella che traduce l'unione della coppia in un unico coraggioso progetto per la vita. Il rigore della scelta conferma l’idea che Maria Cristina sottolinei il valore sacramentale anche nell’essenzialità del rito: rito che spogliato dagli addobbi esterni, dalle parate militari dalle teste coronate, contribuisce a rendere reale e vero il Vangelo del Matrimonio. La sua è la testimonianza di una fede salda e di un cuore puro: una santità con una valenza storica che sfida il tempo e i suoi limiti.

Dai suoi vent'anni emergono significativi esempi, delle sue alte virtù che divengono sempre più luminosi senza essere appariscenti, tanto da procurarle l'appellativo di «reginella santa». Modesta nello sguardo nel contegno e nel vestire, riservata nelle parole e negli atti, libera nella sua fede adamantina, matura uno stile imitato nei ricevimenti nei balli a corte, a teatro. I costumi divengono morigerati e tutti cercano di migliorare se stessi per imitarla.

Molto si è parlato e si è scritto sull'affetto che lega Ferdinando II e la Regina Maria Cristina: gratuite illazioni fondate sul contrasto tra due temperamenti certamente diversi. Anche se non si conoscono lettere o scritti che attestino l'affetto e l'ammirazione verso la sua compagna, sono più che sufficienti le dichiarazioni nei Processi ordinari secondo cui Ferdinando II fece distruggere le malevole insinuazioni formulate da persone mal informate o in malafede. Nella corrispondenza intercorsa tra Maria Cristina, le sorelle, le dame di Corte e la camerista Rosa Borsellino sono chiaramente espressi l'affetto e le premure di cui Maria Cristina circonda il consorte, sempre particolarmente premuroso verso di lei. Pochi giorni dopo il matrimonio scrive alla sorella Beatrice che è « felicissima », anche se non crede che si possa esserlo sino a quel punto. Si dice «arcicontentissima» in una lettera alla sua fedele Rosa e sempre a lei chiede aiuto, raccomandandosi alle sue preghiere in prossimità del lieto evento. A lei confida il sogno che il parto avvenga il 17 gennaio, giorno genetliaco del consorte, nella certezza di renderlo particolarmente felice. Ferdinando è il primo di tutti i suoi pensieri e la più fervente preghiera è per lui quando è lontano per ragioni di stato. Le sue non sono espressioni dettate da riservatezza perché - come scrive Benedetto Croce - documenti ineccepibili quali i rapporti dei diplomatici sardi presso la corte di Napoli lo confermano con sicurezza.

La saggezza e la dolcezza dello stare insieme giorno dopo giorno, comprovate ufficialmente, alimentano e trasformano, senza alcun dubbio, la loro relazione in una «tensio» a due, promessa di serenità per il futuro.

Profondamente libera nel suo esprimersi lo è anche e soprattutto nella pratica delle sue devozioni: non giunge al tramonto senza aver recitato il Rosario, genuflessa sui duri gradini di altari, genuflessa per strada all'incontro con il S. Viatico. Difficilmente ripete preghiere imparate da un comune formulario, in cappella tiene lungamente lo sguardo sul Tabernacolo per meglio concentrarsi su Colui che è nel suo cuore. Provvista di un sufficiente corredo teologico affida la protezione della sua vita all'infinita bontà di Maria, a cui dona nel santuario della Grazia di Toledo il suo abito di nozze che tuttora si conserva con venerazione.

Maria Cristina sente che non è possibile credere senza che la propria fede trasformi in meglio l'esistenza di ognuno: invita le donne di corte a frequenti incontri alla Galleria Lunga (oggi Sala degli Ambasciatori) e nella Cappella per assistere alla S. Messa e ai corsi di esercizi spirituali convinta com'è che la fede non è riservata a pochi ma è un bene per tutti.

Estranea alla politica dello stato, tesa alla ricerca della verità, assillata dall'idea di rendere possibile la sospensione della pena capitale esprime al consorte il suo pensiero semplice e profondo: punire quando è necessario ma non con la pena di morte, perché togliendo la vita si può perdere un'anima mentre lasciandola si può ottenere il pentimento e salvare l'uomo. Benedetto Croce riferisce che Maria Cristina ottiene più volte «la grazia» per condannati comuni apolitici, e tra gli altri a Rossaroll, reo d'aver attentato alla vita del monarca. È la sua fede profonda e dinamica che s'insinua dolcemente nella sua opera e, senza proclami, si storicizza in modo silente. Salvarsi l'anima per lei vuoi dire porgere aiuto e dare gli esempi necessari per la salvezza degli altri. Tra le virtù, la Carità è la migliore e più spontanea manifestazione del suo cuore. E, se paiono opere scontate quelle di beneficenza come l'invio di denaro e biancheria, il ricovero di malati e di infelici, l'accoglienza a giovani e vecchi abbandonati, l'invio di assegni di mantenimento a giovani in pericolo, sono da ricordare come esempi illuminanti le elargizioni in denaro agli istituti religiosi, finalizzate alla formazione di laboratori affinché gli ospiti non si adattino a vivere di elemosina ma si adoperino a contraccambiare quanto ricevono. L'opera più grande, legata al nome di Maria Cristina, è la rinascita delle seterie di San Leucio, comunità di lavoratori fondata nel 1789 da Ferdinando I: ottiene dal re la possibilità di ingrandire i locali, di acquistare nuovi telai e nuove macchine, di modificare alcuni articoli dello Statuto affinché i lavoratori possano «rispettarlo e vivere felici». Maria Cristina, coinvolta nell'esecuzione dei lavori, consiglia e controlla la qualità dei manufatti, come si può constatare dalle sue annotazioni cartacee. Profonda com'è nel suo sentire e nella sua religiosità, segue con amore il lavoro e lo sviluppo delle famiglie che sono nella comunità «ante litteram», di esse e del loro lavoro si preoccupa anche nei giorni della malattia che segue la nascita dell'erede Francesco II di Borbone, l'ultimo re delle Due Sicilie.

Otto giorni dopo la nascita, i segni dell'aggravamento del suo stato di salute compaiono, mentre il male avanza inesorabilmente. Conscia della fine della sua vita, premonizione espressa alla sorella Marianna in una lettera, va incontro alla morte serenamente e devotamente dopo aver dato le ultime raccomandazioni, salutato il consorte, baciato e benedetto suo figlio. È appena suonato mezzogiorno del 31 gennaio 1836. Maria Cristina, dopo breve agonia, reclinato il capo, si addormenta nel Signore con l'estremo atto di fede «Credo Domine». Rivestita del manto regale, adagiata nell'urna ricoperta di un cristallo viene trasportata nella Sala d'Erede per l'esposizione della salma al pubblico. Per tre giorni il popolo commosso sfila in mesto pellegrinaggio per rivedere per l'ultima volta la «Reginella Santa». I funerali solenni nella mattina del 9 Febbraio nella Chiesa di Santa Chiara, seguono il trasporto avvenuto nel pomeriggio dell'8 Febbraio. Orazioni ed elogi funebri, componimenti in prosa e in poesia, in latino e in italiano, di cui sono autori alti prelati, persone sagge e virtuose, letterati e persino i nemici del governo borbonico si susseguono rendendo omaggio alla giovane regina. Sino al 31 gennaio 1858 le salme restano nella stanza dei depositi reali, ove sono i resti della famiglia dei Borboni, allorché l'Autorità Ecclesiastica, che si è tenuta in disparte, ritiene opportuno intervenire e dopo aver preso in esame quanto si afferma da ogni parte, dispone la traslazione e la ricognizione del corpo per trasferirlo poi nella cappella di S. Tommaso Apostolo, ove riposa ancora oggi.

Pio IX, nel 1859, dopo l'esame del materiale raccolto firma il decreto di introduzione alla causa di beatificazione. Da quel momento Maria Cristina aggiunge ai suoi titoli quello di «Venerabile serva di Dio». Suo figlio Francesco II, re delle Due Sicilie, che della beatificazione di sua madre ha fatto una ragione di vita, esiliato e costretto dagli eventi, si disinteressa del processo che, ostacolato dalla prima guerra mondiale e dai grossi problemi che ne derivano, si allunga fino al 1936, anno del centenario della sua morte.

Pio XI, sensibile al risveglio della devozione popolare, che segue il restauro di una sala del Monastero di S. Chiara intitolato a Maria Cristina, voluto da Umberto di Savoia e dalla consorte Maria-Josè, sottoscrive il decreto che proclama « le virtù ... esercitate in grado eroico » dalla giovane regina. La beatificazione è ormai vicina, quando sopraggiunge la seconda guerra mondiale, il bombardamento di Napoli, la distruzione del Monastero di S. Chiara, la proclamazione della Repubblica e l'esilio di Umberto II. Nel 1958 l'Autorità Ecclesiastica, dopo i lavori di restauro, dispone una nuova ricognizione del corpo della Venerabile. Nonostante i danni provocati dal tempo, dall'umidità e dall'incuria, le spoglie risultano intatte, i lineamenti ancora riconoscibili ed espressivi. Umberto II chiede di riattivare la causa di beatificazione, come dopo alcuni anni farà anche Maria Manzini, presidente nazionale dei Convegni.

Solo di recente è stato possibile rimettere in moto la causa di beatificazione e canonizzazione, sempre ad opera dei Convegni di Cultura Maria Cristina. Con lettera del 17 novembre 2004, approvata dal Consiglio Nazionale in data 26 Maggio 2004, i Convegni conferiscono a Padre Luca De Rosa O.F.M. il mandato di Postulatore della causa di Beatificazione e Canonizzazione presso la Pontifìcia Congregazione per le Cause dei Santi. Con atto del 3 Dicembre 2004 la Pontifìcia Congregazione approva e accoglie il mandato di postulazione: il cammino verso la beatificazione è ormai aperto, affidato alla volontà di Dio, accompagnato dalle preghiere di tutte le « Marie Cristine » che operano nella società a servizio della Chiesa.